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martedì 9 maggio 2017

Viaggio al centro della Cagnola

Ci sono poche vie a Milano che in pochi passi ti sanno raccontare una storia lunga secoli. Ci sono poche strade a Milano che in pochi passi ti entrano nel cuore ed ogni tanto si agitano dentro ad esso...
Una canzone Jazz che dura pochi minuti, giusto il tempo di percorrere lo stretto passaggio fino alla fine. Uno sconosciuto dalla pelle nera si aggira in questi cunicoli nella notte fonda e dal suo clarinetto fa uscire una melodia speciale che si confonde nel sonno degli anziani abitanti. Via Privata della Bindellina è come una vena in cui passa tutto il sangue necessario alla vita, necessario per la sopravvivenza. Una vena corta e piccola che sprigiona nel quartiere della Cagnola tutta la poesia e l'identità del passato che deve ancora resistere.
 
C'è un ristorante, un vecchio vuole parlare e ci dice che un tempo quella era una trattoria della vecchia Milano ed ora è un ristorante rinomato che non ha bisogno della pubblicità su internet perché grazie al passaparola ha raggiunto il prestigio. Da qui si entra in un passaggio segnato  da vecchi balconi e tende asciugate al sole su pareti che si sgretolano. I passi avanzano su un terriccio che sa ancora di campagna, di operai che bestemmiano e di motociclette da riparare. Il passaggio è chiuso da un cancello arrugginito con su la vecchia insegna di una trattoria.
Più in là, sempre sulla Bindellina, c'è una corte nascosta dietro un basso cunicolo, in mezzo ad essa dialogano nel silenzio dei piccioni e qualche volta passano dei neri vagabondi. Alla fine della via s'intravede il bel torrione della villa liberty di via Gassendi, come dorata in un tramonto nobile e glorioso che si scoglie su questa viuzza abitata da gente povera e semplice.
La Cagnola era forse un paese. Per entrare nella leggenda di quel paese oggi non c'è niente di meglio che fare quattro passi in Via Privata della Bindellina.
 Arlo Skocir

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