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lunedì 8 maggio 2017

Morsenchio: un quartiere di confine

Morsenchio fa parte di Milano dal 1925, quando fu staccata dal Comune di Linate. Sotto gli austriaci, era stato indipendente. Se ne attesta l’esistenza già nel tardo medioevo ed è nominato in un documento del 1612 che parla di poderi presenti nel registro. Morsenchio oggi è un quartiere della periferia sud-est di Milano e ha come asse portante l’ultimo tratto di via Bonfadini, attraversato dal Fontanile delle Quattro Ave Marie, così chiamato in ricordo dell’Ordine degli Umiliati, un tempo proprietario di queste zone. Via Bonfadini arriva fino all’ortomercato e Morsenchio e gli ortolani sono legati. Si devono ricordare le streppagarrotoi, strappa carote, ragazze che arrivano dal cremasco a lavorare per gli ortolani del quartiere perché quelle del posto preferivano impieghi da operaie. Non si limitavano a strappare le carote e mentre faticavano dovevano cantare per evitare che mangiassero i frutti o la verdura del principale. Preparavano il carro con cui il padrone all’alba andava al Verze di Porta Vittoria, cui faceva capo Morsenchio. Occorre menzionare anche la Cascina Merezzate: pianta a L, tre edifici senza un ordine preciso, probabilmente resti di un complesso agricolo più grande. Risale al XII secolo. Dal 1972 è proprietà del Comune di Milano. Produzione orticola. 158000 mq. Ritornando a via Bonfadini: non è lontana dalla Paullese, detta un tempo via dei carrettieri e in via Bonfadini 101 c’era el Stallazz di Carretee, dove si rifocillavano uomini e cavalli. A Morsenchio fu combattuta una battaglia delle guerre di Indipendenza.   Etimologia Morsenchio: è  incerta, ma assomiglia a  Moransengo (at) e in generale è riconducilbile a tutti i toponimi con uscita in –engo (ricordiamo che è Morsengg in milanese), suffisso gentilizio utilizzato per indicare i membri di uno stesso nucleo famigliare, come l’–ing germanico, oppure al suffisso latino –ingus, o ancora al suffisso pre-latino inko, presente anche in Provenza e in Catalogna e più in generale nell’area: Lombardia-Piemonte-Toscana, Provenza e Catalogna). L’uscita in -engo è molto diffusa in Lombardia e in Piemonte.  Altra etimologia: dal latino murocintus, località circondata da mura. Morsenchio potrebbe aver preso  il nome da una famiglia vassalla dei Visconti oppure dal medievale “Murcincla”, latino Muro cinctos perché grangia fortificata, cui apparteneva anche Rogoredo   E’ difficile separare in modo distinto Morsenchio da Taliedo, tanto da far parlare qualcuno di “Morsenchio di Taliedo”. Dal 1910 al 1937 a Taliedo c’era un aerodromo, unico aeroporto di Milano prima di Linate. L’ingresso era in via Salomone, verso piazza Ovidio, da dove il tram 35 lo collegava alla città. In questa storia emerge la figura dell’ingegnere e aviatore Caproni, già incontrato a Rogoredo dove abbiamo visto la scuola di via Monte Popera, intitolato alla madre, a forma di aeroplano.  Rogoredo e Morsenchio sono legate anche da un altro elemento: la fabbrica-cardine di Rogoredo, la Redaelli, e quella di Morsenchio, la Montecatini, poi Montedison, confinavano.   L’aeroporto di Linate su fatto dall’impresa Lucchini che aveva depositi di sabbia nella zona in ora sorge il quartiere Forlanini. Una montagna di sabbia, chiamata appunto i Sabbioni, alta quasi come  il Monte Stella.  Il materiale era stato ottenuto come ricompensa dei morti di malaria (tra i contagi, anche quello dell’ingegnere capo ) a causa della falda stagnante dell’area dove erano in corso i lavori per l’aeroporto e poi rivenduto per la costruzione della Centrale, prima, e della ricostruzione della città, poi. Sulla montagnetta cresceva l’erba. Con un vaglio, cioè un impianto a fori di varie dimensioni, si selezionava la rena e con i frantoi si frantumava la ghiaia per l’asfalto.  Ai Sabbioni erano impiegati soprattutto lavoratori a cottimo, quasi  cremaschi e lodigiani, spesso solo con acqua di falda e cibo. Tra di loro, numerosi gli ex reduci.   In via Salomone ha sede la Macallesi, società di calcio del 1927, che prende il nome dalla battaglia di Macallé.

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