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martedì 9 maggio 2017

Decadenti e raffinati: Il Grand Hotel Brun di Milano

Si arriva da Milano percorrendo Via Novara e, dopo un breve svincolo, si svolta a destra in Via Caldera verso Quinto Romano.  Un ampio spazio verde davanti a voi sembra anticipare il grande ingresso nel bellissimo Parco delle Cave. Il primo impatto è quello che conta, un gigante di colore rosso mattone che si fa largo tra le sterpaglie e le vecchie cascine e si sviluppa in altezza lanciando verso il cielo grigio quelle sue finestre metalliche  e un po' spaziali.
Il Grand Hotel Brun oggi è abbandonato a sé stesso, in completo stato di decomposizione e fallimento architettonico. Nel suo complesso riesce però ancora a essere affascinante e a non passare inosservato agli occhi curiosi e un po' diffidenti delle automobili in corsa. Per vedere ancora più da vicino i particolari di questo colosso triste consigliamo di entrare nel complesso di uffici Carglass che si trova al fianco dell'hotel, da qui si può tranquillamente girarci attorno e notare la sua particolare pianta composta fondamentalmente da tre giganti angoli ottusi appoggiati sulla base circolare, quasi a forma di nave spaziale, del ristornate hall.  Tra quelle vetrate attraverso le quali un tempo s'intravvedevano uomini d'affari girovagare con in mano la 24 ore o con un cocktail da party oggi crescono cespugli e rovi; la pista da ballo è diventata un grazioso deposito di spazzatura.
Il Brun  può essere definito un vero e proprio cimitero di illusioni generazionali, un posto che racchiude in sé tutta la decadenza di uno stile di vita e di ideali che nel corso della storia sono finiti per marcire. La sua forza era mescolare l'innovazione dei suoi servizi con eventi del tutto originali, se si pensa che quella che un tempo era la sua lounge in stile similvittoriano arredata con poltrone kitsch in pelle rossa e tavolini in legno tondi ospitò personaggi come Jair Da Costa, calciatore brasiliano della storica Inter degli anni 60. Qui nel 2010 il maestro Swami Kriyananda ha presentato il suo capolavoro Autobiografia di un Yogi scegliendo un luogo un po' troppo patinato per un santone orientale. Oggi il Brun è disabitato, abbandonato da un padrone appartenente alla N'drangheta e coinvolto negli affari sporchi legati alle slot machine.
   La classe di un tempo viene cancellata dalla volgarità della vita di oggi... tutta la realtà scritta sui muri marroni del Grand Hotel Brun.
Arlo Skocir

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