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lunedì 8 maggio 2017

Il pozzo di San Patrizio

Chi giunge a Orvieto, città umbra che si erge su un’alta collina già di per sé inespugnabile e che con quest'opera lo divenne definitivamente, non può fare a meno di calarsi nelle sue oscure viscere attraverso il Pozzo di San Patrizio.

Papa Clemente VII reduce dal sacco di Roma decise di costruire questo profondo pozzo per assicurare l’acqua alla città in caso di assedio e lo commissionò ad Antonio da Sangallo il Giovane nel 1527. Ultimato nel 1537 sotto Paolo III Farnese denota, per le dimensioni e l'accurato impianto progettuale, tutta l'ambizione di essere ricordata come ardua e grandiosa impresa.
Pozzo di San Patrizio ad Orvieto
All'origine fu denominato Pozzo della Rocca, in quanto prossimo alla rocca Albornoz. Prese poi il nome di San Patrizio perché probabilmente usato, nella seconda metà del Settecento, come "Purgatorio di San Patrizio", in analogia alla cavità sotterranea in cui il noto santo irlandese si ritirava a pregare, e dove gli increduli che si fossero avventurati fino a raggiungere il fondo avrebbero ottenuto la remissione dei peccati e l'accesso al Paradiso.

Ed ecco che il Pozzo di S. Patrizio diviene un tunnel di contatto con l’altra parte del mondo, non quello materiale, ma quello spirituale. Scenderne la scalinata riporta infatti verso l’ignoto, verso la profondità della terra, un lungo viaggio nel buio dove alla fine si incontra l’acqua, fonte della vita. Non per nulla non venne realizzato mattone su mattone ma scavando direttamente nella nuda terra, come appunto la vera caverna di San Patrizio, posta su un isolotto nella contea di Donegal in Irlanda e fatta chiudere nel 1457 per volontà di papa Alessandro VI.

Il Pozzo di Orvieto è un'opera sapiente di ingegneria, preceduta da studi a carattere idrogeologico, che indussero sia all'individuazione del sito più adatto per arrivare alla falda argillosa delle sorgenti, sia a rivestire di mattoni, per una migliore tenuta, una parte delle pareti. Enormi le misure della perforazione cilindrica (54 metri di profondità per 13 di diametro) circondata da due scalinate indipendenti a doppia elica che non si incontrano mai. Infatti a scendere il pozzo si giunge alla zona della sorgente ed a risalire non si incontra chi ridiscende di nuovo; particolarmente suggestivi, poi, i 72 finestroni che lasciano filtrare la luce, che diventa sempre più flebile man mano e che crea strani e mutevoli giochi di riflessi con l'acqua e con la pietra tutt'attorno a chi vi si avventura.

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