Pagine

lunedì 12 dicembre 2016

Serata piovosa dedicata a Leopardi

Serata piovosa, ombrello alla mano, auto che mi passano accanto senza rallentare e non curanti delle pozzanghere sulla strada lasciano che il mare formatosi nelle buche dell’asfalto milanese mi inondi mentre percorro il breve tratto di marciapiede da casa mia verso la metropolitana a passo svelto. Scala mobile che scende ai tornelli, metto via l’ombrello, mani bagnate, salgo sul treno, obiettivo teatro. Chiudo un attimo gli occhi mentre sono seduta sulla carrozza del treno e penso: "ma Leopardi l’ho studiato a scuola? Non me lo ricordo nemmeno più". Eppure qualche verso, qualche frammento di poesia attraversa lucido i miei ricordi, chissà a quando risale nei cassetti della mia memoria. Arrivo, compro il biglietto, prendo posto in sala e mi metto comoda. Mi sa che quei frammenti risalgono addirittura alla scuola elementare penso. Si spengono le luci e inizia “la lezione” al pubblico seduto in platea, io ascolto la storia di un uomo “fuori misura”, che veniva giudicato dalla gente per il suo aspetto fisico deforme, profondamente umiliato e ferito per il suo imperfetto apparire corporeo, ma dall’animo sensibile capace di cogliere i suoni della natura, l’ampiezza del reale, i sentimenti più intensi dell’essere umano, di osservare l’orizzonte e pensare che “tra questa immensità si annega il pensier mio, e naufragar mi è dolce in questo mare”. L’Infinito sono le emozioni che ci muovono, ci scuotono da dentro e ci spingono a seguire i nostri desideri, un mare nel quale naufragare non è pericoloso ma l’incresparsi delle onde è la spinta a perseverare nei nostri sogni. Un mare che si forma anche negli angoli delle strade milanesi quando la pioggia cade fitta come in questa serata.


Cristina

Nessun commento:

Posta un commento