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lunedì 12 dicembre 2016

Due mostre fotografiche su Milano

Belvedere

Partiamo da quella che potete andare a vedere al Belvedere di via Santa Maria Valle, 5 (zona via Torino), dove il 30 gennaio è stata inaugurata l’edizione del 2015 di quello che ormai è un appuntamento fisso di questo periodo: Prima Visione, che durerà fino al 7 marzo. Questa è la mostra collettiva ed è una delle peculiarità di questo evento annuale.  Difficile pertanto fare un discorso unitario. Ci si limiterà a constatare che, nella naturale molteplicità, emerge un elemento:  ci sono sì Duomo, Torri e grattacieli, il nuovo sky-line, ma c’è anche una Milano curiosa e insolita, un po’ in stile @Onalim. Per esemplificare:  in una ci sono dei monaci che attraversano le strisce pedonali e la mente (almeno la mia) va alla copertina famosa dei Beatles, quella che sarebbe una delle prove del “Paul is dead”.  Oppure i due ballerini sul ponte che conduce in via Aulenti.  E poi, spazio alle periferie, come via Sauli.

Ex-Fornace

La seconda è iniziata il  4 febbraio e durerà solo fino al febbraio.  Questa  è individuale di Enrico Cattaneo ed è all’ex Fornace di Alzaia Naviglio Pavese, 16.  Le immagini sono tutte in bianconero, anche perché scattate tra gli Anni Cinquanta e Sessanta. Suddivise in percorsi o in aree tematiche (“Antropologia Urbana”, “Paesaggi Milanesi”, “Magneti Marelli”, “In regress”,  “Cartiera Abbandonata”), restituiscono l’impressione   di una città più semplice e naive, di un’epoca  meno attenta a certe regole,  ma (o forse proprio per questo) più vitale, di cui avere nostalgia, che la si sia conosciuta o meno. Il termine impressione è stato scelto accuratamente: è un’aria, un’atmosfera.  Sicuramente, una città in fieri.  Ma c’è anche la Milano delle fabbriche abbandonante e fatiscenti.

Considerazione

La sezione “Cartiera Abbandonata” fa riflettere su come anche la fatiscenza possa divenire bella e affascinante, se rappresentata bene e la fotografia è un’arte che ci riesce benissimo. La fotografia coglie la realtà nei suoi particolari, altrimenti raramente immaginabili, e la rende arte quasi pittorica con l’uso di luci, prospettive, angolazioni  e altri effetti.

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