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lunedì 12 dicembre 2016

CERCANDO LA LOMBARDITA'

(a C., luminosa)

La lombardità è qualcosa che sparisce come la nomini. E' un sentimento, un'impressione, ma niente  di più, pur essendo qualcosa di molto più complicato. Lo so, siamo nel contraddittorio, ma il fatto è che questa entità emotiva ed intellettiva non è mai stata compiutamente individuata. Forse perché non è stata cercata abbastanza o perché lei non si è fatta catturare. Ci sono stati tanti esponenti della lombardità; in campo letterario penso a Manzoni, Dossi, ma soprattutto a Gadda, e poi un po' dopo Arbasino e tutti gli altri fino a Gianni Brera. E' difficile tracciare un profilo. Ci sono lombardi di pianura e di montagna, di campagna e di città. Ma anche lombardi di lago, di collina e di fiume. C'è la spelonca montana e c'è il Po. C'è Milano, ma c'è anche Bergamo, che della Lombardia non ha nemmeno il simbolo e ancora un po' nemmeno la cadenza perché era sotto Venezia. C'è Como dalla fiera indipendenza, e Mantova, che è da tutt'altra parte ed è stata una delle capitali del Rinascimento. Tanti dialetti. Tronchi, atoni, gutturali o musicali. Il brianzolo stretto, aspro e riconoscibile, e la musicalità della parlata milanese classica (quella autentica, quasi estinta) che viceversa in Brianza è (era?) auscultata con un certo sospetto. E poi il laghée del comasco e il lecchese di Lecco (guai confondere). Monza ha la sua variante, la Brianza è un intrico di suddivisioni tra Alta Brianza, Bassa Brianza, influssi di lecchese, comasco, canturino... e le pronunce cambiano, in qualche caso in modo – posso testimoniare – significativo. Biandrate e il Novarese sono in Piemonte, ma ci credete che sono sotto l'egida della lombardità più del bergamasco? Del Canton Ticino si sa, ma le isole alloglotte di idioma gallo italico in Sicilia? Zone della provincia di Messina ed Enna dalla parlata allegramente lombarda? Sorpresa delle sorprese. Non addentriamoci troppo nelle ragioni, o non andiamo a casa più. Ma quello linguistico è solo uno dei parametri. La Lombardia è uno stato nemmeno tanto piccolo di cui si sa in fondo pochissimo. Lo spirito che la permea, la lombardità appunto, è qualcosa di ancora più nascosto, quasi sottratto alla vista, che si annida in gesti e parole, paesaggi e gusti. E' un senso del tempo e dell'uomo che troppo spesso è stato travisato e umiliato dalla squallida propaganda di partito, confuso con riti imbecilli e sintesi politiche grottesche. Un pasticcio molto lontano dalla natura di questa regione, figlia di due culture, quella latina e quella celtica e di due visioni metafisiche ancestrali: quella pagana e quella cristiana. Abbazie costruite sulle rovine di antichi complessi druidici. Il Lambro come antico fiume dell'oblio sacrificale, sì: è solo una delle suggestioni che possiamo raccogliere. Questa strana combinazione ha dato luogo ad una stirpe ormai quasi estinta, che niente ha a che vedere con l'offesa del razzismo (come avrebbe potuto, nascendo da due ceppi in pratica contrapposti?) ma che ancora fino alla generazione delle bisnonne che  preparavano in tavola sempre un posto in più, perché poteva arrivare qualcuno da ospitare. Certo c'è anche la lombardità dissipata, che ha cancellato se stessa rinunciando chissà perché alla sua identità, un oggetto culturale così resistente e così fragile allo stesso tempo da essere stato perduto tra orrende periferie e quartieri dormitorio, come se non fosse possibile conciliare cosmopolitismo e identità. Stirpe, si diceva, e non in senso di bieca piccola patria. Stirpe come famiglia, casa da cui si proviene. Dov'è? Perché se non riusciamo a trovarlo questo senso comune, allora non potremo nemmeno sperare di condividerlo e trasmetterlo a chi viene qui da altri luoghi. Questo contagio è avvenuto con le prime generazioni di immigrati dal sud, che passavano da un dialetto all'altro senza mediazione dell'italiano e che magari (ma non sempre) per distinguersi poi tifavano Juventus. Ma allora il senso della lombardità era vivo, perché c'era gente che senza bisogno di conoscere dotte definizioni sapeva che cos'era. Non ci siamo riusciti con le persone provenienti dal sud negli anni successivi, che comunque si sono integrate ma non hanno idea di che cosa sia la lombardità, che a questo punto non deve più essere solo un privilegio di nascita, ma una cura e un senso di amore che si può trasmettere e imparare. Non ci stiamo riuscendo per niente con gli immigrati provenienti da altri mondi.

Ariberto Terragni

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