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mercoledì 16 marzo 2016

FLANERIE IN PROGRESS


Chi considera ancora la Flanerie? Il mondo tecnologico e iperconsumistico di oggi è una dimensione che richiede frenesia e arrivismo, ci vuole una prestazione fisica e mentele costante per essere sempre a passo coi tempi; non c'è tempo per passeggiate riflessive nelle vie della metropoli. Eppure Redstarline vuole incoraggiare lo stile di vita Flaneur e promuovere in qualche modo una continuità col passato. Ci chiediamo cosa può significare oggi andare a zonzo per i quartieri cittadini osservando le mille sfaccettature di un mondo sempre in fermento, ascoltare per caso i discorsi della gente, prendere ispirazione dai colori dei palazzi e dalla nebbia che sale oltre i tetti fatiscenti.


Ci permettiamo di interpretare a modo nostro questo spirito vagabondo e colto che ancora oggi fornisce spunti per idee innovative e promettenti. Il flaneur 2.0 è proiettato verso il mondo e si presta ad analizzarlo in ogni sua forma, vive il momento nella città dei sogni pur non soffermandosi troppo sul presente: Quello che può accadere oggi ci può proiettare nelle atmosfere, negli ambienti, nelle persone che conosceremo domani. Thoreau nel suo “Camminare” parlava di un'andatura lenta per addentrarsi nel bosco e scoprire sé stessi, si può spostare questo discorso in un contesto urbano, la solitudine e l'abbandono delle periferie possono suscitare analisi introspettive e riflessioni al pari di alberi al tramonto. Nell'Ottocento i flaneur vagavano per il centro alla ricerca di feste, incontri, sguardi e suggestioni mentre oggi questa figura non può che spostarsi più in là, verso la periferia. L'intellettuale oggi deve sapersi confrontare sia con l'aristocratico mondo delle mostre di pittura, dei salotti e delle feste private che con situazioni di disperazione e di “disordine creativo” tipiche della periferia.
Il nostro compito è dare una motivazione storica e documentale alla passeggiata, trovando l'idenità dei posti e il loro passato. Walter Benjamin nei suoi “Passages” di Parigi racconta la memoria dei luoghi incontrati sul cammino nella Ville lumière, noi portiamo le nostre letture dei “Racconti del Ponte della Ghisolfa” di Testori nella passeggiata in Via General Govone, ci appropriamo dell'episodio (reale o narrato) e lo attualizziamo rendendolo parte integrante del quartiere. C'è poi il lato sognatore dei randagi come noi attratti dalla pioggia che batte sull'asfalto, un elemento magico che rende tutta la giungla metropolitana ancora più fitta e complessa, un colore grigio intenso di fondo sulla quale si riflettono mille luci; la città è fatta per perdersici e naufragarci dentro. IL folle e geniale Gerard de Nerval vagava di notte per i boulevard con lo scopo di curare il sonnambulismo e il suo occhio si soffermava su oggetti ed angoli della città che stimolavano la sua grande immaginazione; si racconta persino che andasse negli zoo a prendere le misure dei denti del coccodrillo che avrebbe poi descitto nei suoi romanzi.







La nostra flanerie è così: Camminiamo, ci soffermiamo e portiamo a voi. E' un lavoro proiettato verso il futuro e il nostro blog ne è il frutto artistico.

Arlo Skocir

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