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martedì 4 marzo 2014

Ronchetto sul Naviglio

Gabriele stava esplorando la zona San Cristoforo e lo avevano lasciato sul 2.
Gli subentro e vi racconto quanto segue.


Ronchetto sul Naviglio si è sviluppato intorno alla Cascina Ferrera, che è stata sede del comune di Ronchetto sul Naviglio prima che nel 1870 esso venisse annesso a Buccinasco.  Nel 1923 è divenuto parte di Milano. La cascina sorge in via della Ferrera, all’angolo con Lodovico il Moro, e attesta l’attività metallurgica fin dai secoli passati ed è il luogo in cui è stata creata per opera di un fabbro ferraio di nome Nenni la vite detta Punta Italia, antesignana della Punta Parigi.  Un altro luogo simbolo di Ronchetto è villa Beltrami, appartenuta alla famiglia nobile dei Corio, di cui si ricorda Giovanni Antonio, capitano delle guardie del Ducato di Milano, storico Bernardino e nel XVI secolo Giovan Angelo Corio, concessionario del sale per Milano e Bereguardo, il quale esercitava il controllo della navigazione sul naviglio con la richiesta di un dazio. All’estinzione del casato, nel XVII secolo, la residenza e passò, insieme agli altri possedimenti dei Corio a Ronchetto, alle monache di Santa Maria Valle. Nel 1671 le monache le cedettero ai Durini, famiglia nobile monzese, desiderosa di far parte del patriziato milanese, che fece abbattere delle casupole in vista della costruzione di due fabbricati rimasti incompiuti. A Rochetto  Durini c’era una chiesa, probabilmente antecedente ai Corio.  E’ stata abbattuta e ricostruita nel 1813.
Ronchetto sul Naviglio appartiene alla zona 6 e si lega soprattutto a San Cristoforo-Lorenteggio, a cui recentemente si collega grazie a un ponte, mentre molti anni fa il passaggio da un lato all’altro del canale era effettuato da barcaioli.  Il Naviglio era naturalmente un elemento fondamentale della zona, soprattutto per due elementi: le lavandaie, tipiche della Barona, e la ghiaia del Ticino, scaricata davanti alla stazione di San Cristoforo e utilizzata in tutta Milano, dove veniva trasportata in quadrelli (66 cm per lato del peso di 9 chili). I quadrelli venivano prodotti nelle fornaci da operai che dovevano tenere il ritmo di quattromila il giorno a testa. Le fornaci sorsero grazie alla presenza abbondante di terra argillosa, come si può notare andando alla Fornace Curti di via Tobagi, 8. Il primo piano dell’edificio è stato affittato a degli artisti. La Fornace Curti è lì da 1921, ma ha iniziato nel XV secolo ed era vicino alle Colonne di San Lorenzo. Il Filarete ordinò numerosi fregi e mattoni per la costruzione della Cà Granda, l’attuale Università dello Stato. L’attuale proprietario è Curti, discendente diretto del primo artigiano che la fondò e la produzione è rimasta immutata. Da menzionare anche la chiesa di San Cristoforo, dove coesistono due stili di epoche successive e in passato annuncio alle imbarcazioni dell’avvicinarsi imminente della città. Nella fascia tra piazza Miani e piazza Ohm c’era la cintura daziaria con le gabelle.
Un altro nome famoso del quartiere è Richard-Ginori, da ricordare per la produzione di ceramiche. In particolare, sembra che la tazzina debba il nome al suo inventore, Tazzini. Un’altra versione vuole che fosse l’architetto della chiesa parrocchiale della Barona e che la parola derivi dall’arabo.
Dopo Piazza Negrelli c’è la Cà Bianca. Ora è un ristorante, ma probabilmente nel XVI era un edificio religioso.  In via Barona, 51 si trova l’Osteria Belsit, il cui proprietario era Meo Meazza, scomparso, che in precedenza aveva il Praticello, dove si sono esibiti Gaber, Cochi e Renato, i Gufi.
In via Montecucco, 51 sorge Cascina Monterobbio, che in origine si estendeva per 410000 mq, poi ridotti a 95000 per la costruzione del Quartiere San’Ambrogio. Interessanti i balconcini in ferro battuto.
Via Tre Castelli: laboratorio artistico Tansini, con lampadari antichi, a goccia etc.


A Ronchetto sul Naviglio ebbe luogo uno dei pochi veri scontri a fuoco di una certa entità il giorno della Liberazione: un nucleo di partigiani della 113abrigata Garibaldi cercò di bloccare una grossa autocolonna tedesca in ritirata. Nello scontro si ebbero tre vittime (Domenico Bernori, Idelio Fantoni e Giovanni Paghini) e tre feriti.

Massimiliano

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