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lunedì 31 marzo 2014

giovedì 27 marzo 2014

GRAZIE DAVVERO A VIONE E CO. !!!

E' STATO FAVOLOSO per noi guidare il gruppo composto da invitati da Arci Metromondo e da altri curiosi nella giornata di Sabato Scorso 22 Marzo per le strade del quartiere milanese di Morivione-Vigentino.
Che cosa possiamo dire? Abbiamo cercato di trasportare tutta una dimensione leggendaria e storicamente significativa in una chiave moderna in cui tornano le cascine e le corti antiche, non più come avamposto per proteggersi dai vari Barbarossa e furfanti vari ma come luogo d'incontro e d'intergazione tra culture diverse.  Se vogliamo, se ci pensiamo un momento però, in un certo senso ancora oggi quelle cascine, che ormai cadono a pezzi, sono senza dubbio luoghi di rifugio di anime pure e umili, al riparo di furfanti e ladroni che metaforicamente parlando potrebbero essere rappresentati oggi da manager spregiudicati, truffatori ed evasori fiscali.

La periferia come quella di Morivione e di Vigentino sorride ancora, alla faccia dell'egoismo, dell'arrivismo e dell'affarismo urbano!! Questo è il posto delle comunità che si creano e che magari incoscentemente ripercorrono gli stessi passi storico-sociali delle generazioni precedenti, passi obbligatori dettati dalla stessa struttura abitativa del quartiere. Nei vostri occhi abbiamo visto stupore ed immaginazione, di questo siamo perticolarmente felici e fieri, per noi la cosa più importante è trasportare la gente in sogni e storie lontane e cullarla sulle vecchie mura delle nostre vie. Per noi l'esperienza diretta con l'Identità e la Memoria locale è un libro aperto che racconta cos'era e cosa sta diventando oggi il sobborgo industiale milanese, europeo e mondiale.
Ringraziamo vivamente tutti voi, il comitato X VIGENTINO che ci ha sostenuto sin dall'inizio (quando l'evento è stato rinviato), i negozianti incontrati sul percorso, il Sig. Michele il suo COMITATO PRO ASSUNTA che ci ha fornito queste foto ed altri documenti necessari per il tour, il maestro SAN TU SITAH che ci ha accolto nel suo tempio buddhista ricavato nella vecchia cascina Valle Camponovo e l'Arci Bellezza, il personale del Lilla, anche per aver dato l'acqua al cane, compresa Nicoletta Theodorakis, nonostante non ci fosse, Damiano, la sua storia, di cui parleremo a parte, e il suo papà Antonio. Infine ovviamente salutiamo con reverenza il brigante Vione ( vero o inventato che sia) che sotto il suo mantello di mistero avvolge quest'angolo di città e la Signora Maria Assunta che veglia dall'alto sul bellissimo quartiere Vigentino!!!

A.S.

domenica 16 marzo 2014

COSA RESTA AL PROLETARIO? ... UNA BELLA COPPA D'ORO.



Siamo a Sesto San Giovanni, la terra delle vecchie glorie industriali , delle fabbriche e dell'identità proletaria. Questo luogo è stato il fulcro di continui laboratori di pensiero proiettati verso l'innovazione continua della struttura-comunità; Sesto è stato però anche l'osservatorio principale di un cambiamento importante della società. Se prima avevamo , qui e altrove, la vita che girava intorno agli orari di fabbrica, oggi la vita si riduce negli spazi vuoti tra un turno o l'altro nel call-center o nel negozio del centro commerciale.
Prima qui c'erano le mense operaie dove il tavolo e il piatto di minestrone facevano da collante di tante sofferenze e provenienze diverse ma creavano anche l'occasione in cui si saldava un'unione forte capace di sprigionare vampate enormi di riscatto e di lotta.

Oggi al posto delle mense abbiamo i ristoranti cinesi, che anche se non sono strettamente covi di sindacalisti o macchinisti pronti ad allestire striscioni di lotta sui tralicci, fanno comunque pensare a Mao; nei bei ristoranti cinesi si respira la rivoluzione che esce dalle narici dei camerieri comandati a bacchetta direttamente dall'Impero Rosso.

Quando si entra nella Coppa D'Oro che è a dir poco un tempio di disperazione post-proletaria, per esempio si hanno due sensazioni distinte: Una è che le fatiche e le disgrazie che una volta segnavano così tanto il volto di questa gente e delle loro famiglie ci siano ancora, soltanto che oggi non sono più coperte da occhiali da saldatore ma da gocce finto-Ray Ban comprati del Senegalese. Questi corpi malsani e trascurati oggi non sono più vestiti di tuta blu ma con giacche di firmate imitazioni e per ti più di taglie slabbrate e vaghe come le personalità che ci stanno dentro.

L'altra sensazione è che la gente povera oggi è sola come un cane, quella sacrosanta comunità di operai oggi si è sgretolata in un pugno di anime piangenti e anneganti in un mare di tristezza. E' qui che però esse s'incontrano e si vedono allo specchio di altri occhi, e' qui che nascerà di nuovo la Parolapensiero scambiata, se mai ci sarà; .... siamo ottimisti: E' qui che nascerà la rivoluzione, se mai ci sarà.



ELENCO DI FATTI E PERSONAGGI AFFRONTATI NEL RISTORANTE "LA COPPA D'ORO":

  • Se si sta a osservare i camerieri, sono tutti schizzati. La padrona dall'espressione sorridente e guardinga urla e dice "Plesto selvile al tavolo laggiù!!!!!!!" dando gli ordini ad a tutti gli altri che corrono in mezzo allo stretto passaggio tra i tavoli. L'anno scorso, in una serata a cena, è successo che un tizio sbadato si è tirato indietro con la sedia scontrandosi con uno dei camerieri che andava piuttosto veloce il quale ha fatto volare il vassoio in metallo che cadendo per terra ha diffuso nelle sale una ritmata sinfonia metallica e abbastanza invadente.
  • Due estati fa mi sono messo a mangiare fuori ed ho capito subito che l'atmosfera era piuttosto agitata: I camerieri arrivavano circa una ventina di minuti dopo aver ordinato. Non era normale perchè di solito portano il piatto dopo 5mn (..già, anche questo non è proprio normale), il fatto è che tutto il personale era concentrato con lo sguardo fuori dalla porta in una certa direzione. Il capo è uscito ad un tratto correndo via per poi tornare con braccato un adolescente vestito da hip-hop. Quando arrivò la polizia capii che il ragazzo se n'era andato senza pagare... Beh ero contento che lo avevano beccato, ... ma avevo solo il piatto e la forchetta davanti a me, nient'altro.
  • Ultimamente se alla padrona quando arriva gli chiedi una bottiglia di acqua frizzante lei di fretta e furia arriva dopo un pò e distrattamente ti porge una bottiglia di acqua naturale; dev'essere un'esperimento di anticonformismo cinese..
  • Ieri sera mi sono seduto ad un tavolo e a quello a fianco sedeva un personaggio molto particolare dall'aspetto formale e allo stesso tempo decadente. Si dava le arie da bell'imbusto borghese con una giacca elegante ma con una barba di almeno 10 gg, la sua caratteristioca era che dietro degli occhiali spessi almeno 5cm si nascondevano degli occhi di uno strabismo indescrivibile. Non vedeva nulla, quasi non vedeva neppure la signora seduta davanti a lui, per mangiare doveva chinarsi ponendo il naso a 3cm dal piatto. Un cameriere cinese, ad un certo punto è arrivato ma non potendo servire la specialità a quel tavolo per via delle sedie che impedivano il passaggio, da dietro la schiena di altri clienti gli ha urlato: “Signore ecco il plimo!! Lo plenda” ma il soggetto era così intento ad identificare il piatto contenente l'antipasto che non lo ha udito; così il cinese ha ripetuto la frase 3 volte.

  • Ieri sera passava tra i tavoli un nuovo cameriere dall'aspetto del tutto insolito e originale: Un sedicenne tutto smilzo e contenuto nella sua camicia abbottonata al collo e con una pettinatura a spazzola che irrigidiva i capelli. Aveva anche lui dei grossi occhiali da vista neri che contribuivano a dargli un'aria da robottino un po' impacciato . Il ragazzo non capiva troppo bene l'italiano e ad un certo punto arriva al tavolo dell'uomo il cui linguaggio non verbale è difficile da decifrare proprio per via del suo strabismo. L'uomo gli dice : “Vorrei due gelati con panna e pistacchi”, il ragazzo ha chiesto di ripetere due volte la richiest; c'era qualcosa di non chiaro, mah... Dopo un po' il ragazzo torna con solo una coppa di gelato che evidentemente per un momento ha destabilizzato l'equilibrio di coppia.



Questa non è una critica alla Coppa d'oro, anzi vuole essere un sublime apprezzamento perchè l'essere rivoluzionario per un ristorante significa sbalordire con l'ncertezza e l'approssimazione.

L'imperfezione crea bellezza e sensibilità nella gente, l'imperfezione crea l'umanità. 
                                                                 Monsieur G

giovedì 13 marzo 2014

Sepolcro nascosto

Sono stato nella chiesa di Sant'Alessandro, vicino alla sede di lingue, perché mi sono ricordato del libro "Il diavolo e la vipera": ho cercato il sepolcro di Bernabò Visconti e di sua moglie Regina della Scala, signori di Milano nel XIV secolo. A lui dobbiamo le cose a cui si fa cenno nel post (e si parla nel libro), a lei questo e una chiesa ora abbattuta che ha dato il nome alla Scala. Il nome Alla Scala lo dobbiamo in parte a lei. Eppure, nella chiesa, barocca, meglio barocchina, molto bella, non ho trovato nessuna indicazione sulla presenza della loro sepoltura. Memore delle indicazioni del libro, l'ho cercata negli anfratti e nelle  intercapedini e alla fine l'ho trovata su un parete male illuminata dietro la porta. Posso capire che le persone non si preoccupino di due nobili del Trecento (anch'io non conoscevo questo fatto fino a poco tempo fa), ma le Istituzioni non dovrebbero custodire meglio la memoria dei grandi della storia di questa città?

Massimiliano

mercoledì 12 marzo 2014

Baci





Feltrinelli di via Manzoni: in mostra le locandine cinematografiche aventi come tema il bacio. Ne ho scelte due.


Massimiliano

sabato 8 marzo 2014

La Bella del Chiaravalle



“La Bella del Chiaravalle” è il secondo giallo di Crapanzano e il protagonista è di nuovo il commissario Arrigoni. L’omicidio accade a Greco e la vittima è una prostituta che lavorava al Chiaravalle, bordello (la storia si svolge prima della Legge Merlin) situato nella via omonima all’angolo con via Larga.

Veniamo a sapere che a quei tempi a Milano c’erano tanti ristoranti toscani e una penuria di ristoranti calabresi.
Abbiamo anche una piccola mappatura delle case chiuse di Milano dell’epoca:
Di lusso: via Disciplini, via Filefo, via Fiori Chiari
Medi: via Chiaravalle, via San Giovanni sul muro
Di bassa lega: via Carpoforo

Massimiliano

Carnevale

Ugo Igino/Iginio (esistono entrambe le versioni) Tarchetti (1839-1869) ne "I fatali" scrive che il carnevale milanese aveva perso rispetto al passato.

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Sta scoppiando in strada il carnevale
coriandoli e girandole a saltare
e stelle filanti, sopra tutti quanti
girano le maschere e m'abbracciano d'amore
Lucifero non smette di saltare.

(Vinicio Capossela, Corvo torvo, 1996, Il ballo di San Vito)
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http://redstarline.blogspot.it/2013/12/carnevale.html

http://redstarline.blogspot.it/2012/02/pensiero-di-carnevale.html

Massimiliano

martedì 4 marzo 2014

Ronchetto sul Naviglio

Gabriele stava esplorando la zona San Cristoforo e lo avevano lasciato sul 2.
Gli subentro e vi racconto quanto segue.


Ronchetto sul Naviglio si è sviluppato intorno alla Cascina Ferrera, che è stata sede del comune di Ronchetto sul Naviglio prima che nel 1870 esso venisse annesso a Buccinasco.  Nel 1923 è divenuto parte di Milano. La cascina sorge in via della Ferrera, all’angolo con Lodovico il Moro, e attesta l’attività metallurgica fin dai secoli passati ed è il luogo in cui è stata creata per opera di un fabbro ferraio di nome Nenni la vite detta Punta Italia, antesignana della Punta Parigi.  Un altro luogo simbolo di Ronchetto è villa Beltrami, appartenuta alla famiglia nobile dei Corio, di cui si ricorda Giovanni Antonio, capitano delle guardie del Ducato di Milano, storico Bernardino e nel XVI secolo Giovan Angelo Corio, concessionario del sale per Milano e Bereguardo, il quale esercitava il controllo della navigazione sul naviglio con la richiesta di un dazio. All’estinzione del casato, nel XVII secolo, la residenza e passò, insieme agli altri possedimenti dei Corio a Ronchetto, alle monache di Santa Maria Valle. Nel 1671 le monache le cedettero ai Durini, famiglia nobile monzese, desiderosa di far parte del patriziato milanese, che fece abbattere delle casupole in vista della costruzione di due fabbricati rimasti incompiuti. A Rochetto  Durini c’era una chiesa, probabilmente antecedente ai Corio.  E’ stata abbattuta e ricostruita nel 1813.
Ronchetto sul Naviglio appartiene alla zona 6 e si lega soprattutto a San Cristoforo-Lorenteggio, a cui recentemente si collega grazie a un ponte, mentre molti anni fa il passaggio da un lato all’altro del canale era effettuato da barcaioli.  Il Naviglio era naturalmente un elemento fondamentale della zona, soprattutto per due elementi: le lavandaie, tipiche della Barona, e la ghiaia del Ticino, scaricata davanti alla stazione di San Cristoforo e utilizzata in tutta Milano, dove veniva trasportata in quadrelli (66 cm per lato del peso di 9 chili). I quadrelli venivano prodotti nelle fornaci da operai che dovevano tenere il ritmo di quattromila il giorno a testa. Le fornaci sorsero grazie alla presenza abbondante di terra argillosa, come si può notare andando alla Fornace Curti di via Tobagi, 8. Il primo piano dell’edificio è stato affittato a degli artisti. La Fornace Curti è lì da 1921, ma ha iniziato nel XV secolo ed era vicino alle Colonne di San Lorenzo. Il Filarete ordinò numerosi fregi e mattoni per la costruzione della Cà Granda, l’attuale Università dello Stato. L’attuale proprietario è Curti, discendente diretto del primo artigiano che la fondò e la produzione è rimasta immutata. Da menzionare anche la chiesa di San Cristoforo, dove coesistono due stili di epoche successive e in passato annuncio alle imbarcazioni dell’avvicinarsi imminente della città. Nella fascia tra piazza Miani e piazza Ohm c’era la cintura daziaria con le gabelle.
Un altro nome famoso del quartiere è Richard-Ginori, da ricordare per la produzione di ceramiche. In particolare, sembra che la tazzina debba il nome al suo inventore, Tazzini. Un’altra versione vuole che fosse l’architetto della chiesa parrocchiale della Barona e che la parola derivi dall’arabo.
Dopo Piazza Negrelli c’è la Cà Bianca. Ora è un ristorante, ma probabilmente nel XVI era un edificio religioso.  In via Barona, 51 si trova l’Osteria Belsit, il cui proprietario era Meo Meazza, scomparso, che in precedenza aveva il Praticello, dove si sono esibiti Gaber, Cochi e Renato, i Gufi.
In via Montecucco, 51 sorge Cascina Monterobbio, che in origine si estendeva per 410000 mq, poi ridotti a 95000 per la costruzione del Quartiere San’Ambrogio. Interessanti i balconcini in ferro battuto.
Via Tre Castelli: laboratorio artistico Tansini, con lampadari antichi, a goccia etc.


A Ronchetto sul Naviglio ebbe luogo uno dei pochi veri scontri a fuoco di una certa entità il giorno della Liberazione: un nucleo di partigiani della 113abrigata Garibaldi cercò di bloccare una grossa autocolonna tedesca in ritirata. Nello scontro si ebbero tre vittime (Domenico Bernori, Idelio Fantoni e Giovanni Paghini) e tre feriti.

Massimiliano

LUSITANIA

È terra
compagni, è terra
terra secca da guardare
buona per camminarci sui ginocchi
e per pregare.

E vedo gente e c'è lavoro
e non sono giardini, è terra
occhi che hanno visto terra
e terra d'oro
e sono nasi, bocche, piedi trascinati
fra tovaglie di pizzo
capelli sempre spettinati.

Sono salite, ponti e discese
e barche e ponti ancora
è terra dimenticata
da pagine intere
che ancora adesso non ci guarda
non ci parla e non ci fa sapere.

Bella Signora Nostra che ci appari e scompari
vedi come poco sappiamo di te.

Loro hanno facce di muta cera
così com'è normale immaginare
chi vede sempre da sempre ultimo la sera
e se ha già visto non è neanche stanco
di guardare.

E vedo gente e c'è lavoro
e c'è sempre vento in strada
ad aspettare noi che siamo qui a vedere
e a camminare e nel nostro viaggiare
e volere ricordare e toccare e camminare
in questa smania
dimentichiamo posizioni, rotte e nomi
e siamo piccoli, stupiti viaggiatori soli
e tutto questo vento intorno invece...È Lusitania.

E siamo piccoli, mediocri viaggiatori soli
e tutto questo vento intorno invece...
È Lusitania.

Bella Signora Nostra che ci appari e scompari
vedi come poco sappiamo di te. 


                                     IVANO FOSSATI



PS: Esce oggi nelle librerie "Tretrecinque", il romanzo scritto dal maestro che racconta il continuo vagare in giro per il mondo di un ragazzo che dalla provincia italiana è partito in sola compagnia della sua Gibson 335. Nel viaggio scoprirà musiche, culture, aspetti sociali che hanno fatto la Storia..di questo nostro vecchio pianeta.