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martedì 10 dicembre 2013

Carnevale

Si parla di opera. La conferenza non ha avuto luogo casualmente il 9 dicembre, due giorni dopo la Prima della Scala. Un tempo essa cadeva il 26 dicembre, primo giorno del periodo carnevalesco.


Nel contesto del ciclo di conferenze in corso allo Spazio Oberdan intitolato "Paesaggi senza confini", merita di essere recensita quella tenuta lunedì 9 dicembre dal Professor Emilio Sala, professore associato di Drammaturgia musicale presso l’Università statale di Milano, si occupa dei rapporti tra la musica e i diversi tipi di spettacolo dal Barocco al Novecento (http://www.edt.it/autori/emilio-sala/), "Socialità musicale e carnevale a Milano"Emilio Sala, Università degli Studi di Milano
Nell'Ottocento il carnevale si rinnova attraverso i balli "a coppia chiusa", in primis il valzer (a lungo ritenuto osceno). Le scelte musicali delle feste carnevalesche dell'epoca aiutano a comprendere il rapporto tra dimensione collettiva e privata (http://www.provincia.milano.it/cultura/manifestazioni/oberdan/paesaggi_senza_confini/Programma). 

L'introduzione è stata incentrata sulla specificità del carnevale milanese, dovuta in primo luogo al calendario liturgico ambrosiano, sull'autocoscienza che la nostra città aveva di se stessa nel XIX secolo di città crassa (cfr anche Carlo Porta), come la propria cucina, e sull'istituzionalizzazione progressiva della festa, andata di pari passo con la perdita graduale della violenza che può essere fatta cominciare con l'interdizione all'utilizzo delle armi da fuoco che risale al XVII secolo e che vede un secondo momento fondamentale alla fine dell'Ottocento con lo sbarco dei coriandoli come li conosciamo noi e che hanno sostituito tondini di gesso farina di cui il bersaglio prediletto erano i preti non solo per il vestito nero, adatto a farsi macchiare ma anche per il fattore satirico-anticlericale, tipico anche di una parte della stampa locale, alquanto prolifica. I coriandoli devono il proprio nome al fatto che le bacche di questa pianta venivano utilizzate come anima delle pallottole di gesso e farina menzionate sopra. Venendo al tema della conferenza, il primo documento in cui si attesta la presenza del valzer nella nostra città è datato 1799.  Questa danza, sfaccettata e poliritmica, diversamente da quanto siamo abituati a pensare oggi,  rappresentò una vera e propria svolta e anche uno scandalo perché introduceva l'elemento di ballo a coppia chiusa, con una valenza erotica e seduttiva molto forte, anche per un elemento di vertigine dovuto a un movimento avvitatorio, in contrasto con quelle collettive. Questi due tipi di balli simboli della doppia valenza dell'evento. Un'altra novità era il suo interclassismo, impensabile per esempio ancora ai tempi di Mozart. Lo ballavano in maschera nelle feste più esclusive e lo ballavano fino all'alba in tutti teatri d'opera dopo le rappresentazioni previo pagamento del biglietto, ma lo ballavano anche negli strati più popolari. L'anello di congiunzione tra elemento collettivo e intimo era la quadriglia, che spesso riprendeva le arie dell'opera arrangiandole col proprio stile rendendole ballabili. 



Massimiliano

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