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sabato 30 novembre 2013

L'INSOSTITUIBILE BELLEZZA DI DERGANO

Un uomo vestito come un indiano d'America si sposta lentamente tra le vie, ha una giacca a frange ed il collo cinto da lunghe collane penzolanti. Lo incontro sul mio cammino all'incrocio tra Via Conte Verde e Via Legnone, ha lo sguardo assorto e saggio e si guarda intorno come volesse cercare qualcosa ,magari il tempo perduto nel passato fantasioso da cui i suoi sogni provengono.

Dove sono stato finora? Non ha importanza

...come non ha importanza il mio posto di ieri,

festa e disperazione qui a Dergano, mi fermo qui,

mi sono fermato qui in questa miscela di vite che in qualche modo mi stringe in un abbraccio sicuro. Una musica gira tra i vecchi muri che fecero il nido di antichi combattenti partigiani e pazzi poeti alla deriva. E' una musica sudamericana che rimbomba ed esce da una finestra anche in alcuni pomeriggi di pioggia. Sono un vagabondo miracolato dal destino perchè solo qui posso trovare altre anime danzanti nell'oscurtà. E' uno sporco e puro quartiere per viandanti come pochi ancora in città, case che ospitano per lunghi tempi gli eterni passeggeri che qui si cullano volentieri nella speranza di una manciata di monete e un po di calore. C'è gente che arriva dell'altro capo del mondo e ti getta addosso tutta la sua vita in una sinfonia triste e dolce. Un uomo molto anziano con un piccolo colbacco di cui non so né il nome né il paese sale sull'autobus ogni tanto, si ferma davanti a me e mi parla prima in Francese, poi in Inglese e poi ancora in Aramaico per poi scendere salutandomi in francese dicendomi “à la procheme fois”.

Tutto gira attorno alla piazza con i suoi bar e a San Nicola, i vecchi si ritrovano tutti insieme a scherzare come da ragazzi alla Domenica mattina mentre le donne cinesi vanno nel parchetto a danzare all'aria aperta e poi giocano con pallina e racchette.

E' una culla ,
una culla che dondola nella periferia abbandonata a sé stessa.

E' una culla arrugginita ma sempre tinta da colori nuovi,

una culla che vaga nei mari delle esistenze.

Qui è come un porto, merci e oggetti come uomini, uomini come oggetti arrivano e si abbandonano qui per poi ripartire. Un signore di mezza età si veste ancora come nello stile degli anni '40, bombetta e basettoni lunghi, forse è un artista ma non ha importanza, si mette davanti ad una caffetteria e si beve il bianchino. E' bello così, fermo nel tempo e nello spazio, affresco danzante nei sogni e nella sua stessa immagine unica.. come il suo quartiere.





TRATTI SOMATICI:












                                                                                                                    Monsieur G
 

2 commenti:

  1. ...la magia esiste ovunque....
    se abbiamo gli occhi per guardarla!!
    grazie.

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    1. concordo pienamente..solo chi è capace di cogliere i particolari è capace di dargli un senso!

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