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domenica 29 settembre 2013

INNO A TALISAY

Ecco un estratto di questa bellissima poesia che Josè Rizal scrisse in occasione di una festa dei suoi giovani alunni nel periodo di esilio a Dapitan. La simbologia dell'albero sembra rappresentare l'insieme dei valori su cui il popolo filippino, ancora bambino, si sarebbe dovuto attaccare per affrontare con forza e determinatezza la futura lotta per l'indipendenza. L'opera è in sé un messaggio che l'eroe ha voluto dare alle future generazioni per educarle all'unione ed alla giustizia.
Talisay è stato probabilmente il soprannome dell'abitazione di Rizal nel villaggio. Secondo testimonianze in questo posto è esistito realmente un grande albero che ricordava un Talisay, non si sa se lo era realmente ma di sicuro ha ispirato la filosofia di questo personaggio mitologico e forse di tutti i filippini.



Di Dapìtan la spiaggia sabbiosa
E le rocce del monte elevato
sono il trono, oh asilo sacrato!
dove passo la mia gioventù.
Nella valle adornata di fiori,
ombreggiata da piante da frutto,
nostra mente formata ne viene
con il corpo e con l’anima insiem.

CORO
Salve Talìsay!
Fermo e costante,
sempre in avante
tu marcerai.
Tu vittorioso
ogni elemento,
mar, terra e vento,
dominerai!

Siamo bimbi, siam nati da poco,
ma godiamo di un’alma gagliarda:
forti viri saremo domani
che sapran le famiglie guardar.
Siamo bimbi che niente atterrisce,
non le onde, né il vento né il tuono;
pronto il braccio ed il viso sereno,
anche in sogno sapremo lottar.

CORO
...............
Nostri giochi rovescian la sabbia;
percorriamo le grotte e le macchie,
sulle rocce abbiamo le case,
l’arma nostra dovunque sarà.
Non c’è buio né notte profonda
che si tema, né
fiera tormenta,
anche se Belzebù si presenta,
morto o vivo, prigione sarà.
CORO
................
Talisày ci chiama la gente,
alma grande in corpo ristretto
che a Dapìtan e in tutto il distretto
non si trova di Tali l’ugual.
La piscina che abbiamo è stupenda,
ci tuffiamo nel mare profondo,
e remando non c’è barca al mondo
che un momento ci possa passar.
CORO
..................

Josè Rizal, 1895

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