Pagine

domenica 11 agosto 2013

Confidenze di un milanese



Il libro di Alberto Pogni* Confidenze di un milanese (Edizioni Virgilio, Milano, 1983) è suddiviso in due parti: la prima in poesia, la seconda in prosa. A noi interessa l’ultima, costituita da riflessioni e aneddoti scritti tra gli Anni Settanta e gli albori degli Anni Ottanta.  Ci sono passi e informazioni interessanti per Redstarline. Peccato  per le lamentelestetiche e moralistiche (ed estetico-moralistche), del  genere o tempora o mores-laudatores temporis acti/ ai miei tempi le cose funzionano/si stanno perdendo i valori etc  (passim) e l’utilizzo sconsiderato e fuori contesto del termine filosofia (p. 128), abitudine esecrabile e purtroppo diffusa (sono laureato in filosofia).  Al netto anche del lirismo, ecco qua: 
1)      La massicciata della ferrovia della vecchia stazione si dirigeva verso Buenos Aires e la vecchia stazione aveva un tetto in ardesia, una bella facciata ed era in una grande piazza alberata (p. 103).
2)      La Stazione Centrale è stata inaugurata nel  1931 e l’autore era già grandicello. (p. 105)
3)      Tra Lambrate e Rogoredo c’era un posto chiamato “la curva delle mele”, chiamato così dai ferrovieri per via di un carico di mele che si era rovesciato sui binari (p. 107).
4)      In via Rivoli, negli Anni Venti/Trenta,  c’era il Caffè Fossati, abbastanza malfamato, da cui si poteva accedere al Teatro Fossati (pp. 109-113).
5) Quando Pogni era ragazzo, il Parco di Monza era frequentato prevalentemente dai giovani e poco dagli adulti.
6) Un bozzetto (A Brusuglio, pp. 164-167) è dedicato alla villa di Manzoni a Brusuglio, Cormano. Peccato per la frase "Nulla di interessante fino a Niguarda: i soliti casermoni che ormai rendono uguali tutte le periferie cittadine" (p. 164). Sapete, Rsl vuole valorizzare queste periferie e reputa che non siano tutte uguali.
7) Dal Sacro Monte di Varese si riuscivano a intravedere le luci di Milano (p. 179).
8) Meazza era di Porta Romana (p.190).
9) A Camerlata, Como, c'è il castello del Baradello, o i suoi resti, fatto erigere dal Barbarossa, dove morì appeso in gabbia Napo Torriani (pp. 191-193).

*Di genitori toscani (era figlio di un ferroviere), ragioniere di professione, poeta e scrittore dilettante, ha tradotto dal francese una biografia di Giacomo Offenbach (informazioni prese dalla quarta di copertina).

Mp

Nessun commento:

Posta un commento