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venerdì 28 giugno 2013

No such st



Non trovando la propria casa sul catasto, Peter Griffin decise di proclamare l’indipendenza fondando il microstato di Petoria. A Mandla Reuter, artista berlinese che vive tra la capitale teutonica e Basilea, è successa la stessa cosa a Los Angeles, però lui ne ha preso spunto per ideare questa mostra, intitolata No such st.



Il percorso comincia con un ascensore che nello stile dell’artista serve a creare un ostacolo, qualcosa di straniante, soprattutto in relazione con le lampade cinesi (che a loro volta svolgono la funzione di distorcere la percezione del fluire del tempo), di cui interrompe la continuità, frapponendosi alla continuità della loro vista.  L’ascensore è anche simbolo della direzione verso cui si sviluppano alcune città, come adesso la nostra: quella verticale. A farle da contraltare in mezzo alla sala c’è lo strumento che serve a fare i buchi nelle strade (verticalità, slancio vs profondità, abisso, comunque vertigine e sublime).  Alle pareti cartine fatte con tecniche particolari che ne rendono ardua la lettura.  

Nella seconda sala Reuter ha riportato alcuni elementi della sua quotidianità, tra cui la riproduzione di uno spicchio del muro del proprio studio. La cosa più interessante di questa parte è il materasso con sotto molti oggetti. Gli oggetti sarebbero un omaggio a Dalì, che si dice fosse solito schiacciare dei pisolini con un cucchiaio in mano: cadendo, la posata svegliava il pittore, che riusciva così a cogliere e a fissare, almeno parzialmente, il mescolarsi di pensieri legati ancora alla percezione della realtà che si sta abbandonando e quelli inconsci, che si ha quando si entra nella fase Rem.

Dove: Galleria Francesca  Minini, via Massimiano, 25. Zona Ventura.



Un ringraziamento alla guida, Alessandra, a cui dobbiamo tutte lo quasi e informazioni scritte in questo post.

Mp

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