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giovedì 9 maggio 2013

D'ä mæ riva - Fabrizio De Andrè

Non vogliamo raccontare i fatti per come sono avvenuti né constatare di chi sia stata la colpa, diciamo solo che la riva per certi uomini era importante, fonte primaria di vita ,procreazione e sopravvivenza.
In questi giorni per certi uomini non c'è più quella riva, quel bordo tra cemento e mare, tra staticità e movimento, tra irrequietezza e stabilità dell'esistenza stessa , quella riva non c'è più.
Quello che è accaduto a Genova non è soltanto il segno del malfunzionamento dei macchinari o la precarietà delle condizioni lavorative; è stato sopra tutto il simbolo della scomparsa del porto ,come metafora di vita.
I camalli, i marinai ed i portuali di Genova come di Anversa, di Marsiglia come di Lisbona sono sempre stati uniti da un filo di coscienza sociale comune , da solidarietà e unione  tra gente che lavora per il porto. L'arsenale concepita come accoglienza di nuove navi in arrivo con su altri lavoratori di mare da conoscere, con cui condividere discorsi, storie, avventure e lotte comuni; questo luogo insomma  è stato sempre  contesto di fiducia reciproca e condivisione.
Questo mito è svanito con lo scontro di un container con la torre del porto che è crollata subito dopo.
A questa gente che rischia e che muore dedichiamo questa canzone di Fabrizio De Andrè,  la storia malinconica su un uomo che vive sulla sua riva, che soffre e che sogna; il canto di speranza verso quel mare che nel bene e nel male gli permette di vivere.... non di morire sotto le macerie del porto.


Mister:G

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