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venerdì 1 febbraio 2013

LA MUSICA DEI COUSTEAU, MALINCONICI GENTILUOMINI DI MARE

Provate ad immaginare la malinconia di un paese di mare in inverno e la fine di un amore tormentato ed infelice. Per un attimo proiettate la vostra immginazione su sceneggiature noir con ambientazione sulle scogliere di Dover o della Bretagna; questa è l'atmosfera che troverete nel sound dei Cousteau.
Uno stile musicale talmente raffinato e ammaliante da essere unico, un melange di retrospettive
jazz e melodie easy listening alla Burt Bacharach, forse un po' troppo ricercato per essere preso in cosiderazione nel repertorio main stream anni 90 e tantomeno in quello dei 2000.
Consiglio di ascoltare la musica di questo grande e sottovalutato gruppo inglese in una spiaggia deserta nel grigiore di un pomeriggio invernale, affascinante e desolante come puo essere la riviera Romagnola a Novembre (vedi scene del film “I vitelloni” di Fellini); vi assicuro che avrete di che sognare e di che cullarvi.
Se guardiamo la formazione dei Cousteau viene proprio in mente un vero e proprio equipaggio di una nave, i membri infatti provengono da diverse terre di mare, alcuni australiani, alcuni inglesi ed altri irlandesi.
A far salpare l'imbarcazione è stato capitan Ray Davey Moor, trombettista e compositore di rara bravura, la ciurma è composta dal crooner Liam Mc Kahey con la sua voce tenebrosa e unica, Robin Brown alle chitarre, Joe Peet al basso e contrabasso e Graig Vear alle percussioni.
I Cousteau hanno navigato per un po' di anni toccando terre musicali senza dubbio interessanti e fino ad allora inesplorate, territori abitati da spleen elettrico, fantasie passionali, platonici rimorsi e soltudine magica.
All'attivo il gruppo ha tre album, ogniuno molto particolare ma lo stile riconoscibile basato su riff seducenti ed introversi rimane intatto se pur contaminato, via via, da suoni piu attuali e piu originali.
Il Primo lavoro è l'omonimo “Cousteau” che esce nel 1999 , accade che la hit “the last good day of the year” ha successo nelle radio ed è utilizzata negli spot, ma non porta fama al gruppo che resta ,sin da ora, un culto per un pubblico di nicchia. L'album contiene dei pezzi molto intensi con testi struggenti e un suono noir-jazz: “non dirmi che ti stanchi di vivere/quando l'estate perdona anche se abbiamo rubato/tutte quelle cose che credavamo ci appartenessero/e che poi sono scomparse” dice il testo di “the last good day of the year”, ovvero il testamento dei Cousteau che parla di stagioni e amori finiti.
Un'altra meravigliosa canzone è “shades of ruinous blue” per le note e per le parole, sicuramente le piu toccanti da loro mai scritte; non servono commenti quado si legge: “Sottile come un fiume di rughe nella pelle/tutti gli specchi nei celi/già ombreggiati/in blu rovinoso/.../Non c'è verità meditabonda e lunatica/muovendosi attraverso il chiaro della luna/bordo solitario del mondo/possono esserci mostri/copertura senza domani/blu rovinoso/..”.
“Of this good bye”,invece, è sicuramente da prendere in considerazione per la melodia incalzante e struggente allo stesso tempo, creata sopratutto grazie alle note ondeggianti della tromba di Moor.
Nel 2002 la band incide “Sirena”, quello che a mio avviso è il disco piu bello: “Last secret of the sea” lo definirei un pezzo scenografico, echi e voci in lontananza dietro ad un giro di pianoforte fanno pensare a dei messaggi di Nettuno, “Damn this hungry times” è un gioiello per la sinfonia di tromba in bacharac style che da inizio al brano e fa da sottofondo.
Come posso tralasciare il testo di “After the fall” che parla di un dialogo col proprio cuore, ormai non piu coperto come il lato oscuro del sole e quindi non piu un riparo dopo la caduta?
L'ultimo album del gruppo è “Nova Scotia” del 2005, caratterizzato da suoni piu rock e da influenti vibrazioni di basso, chitarra elettrica e tastiere. Il titolo conferma ancora una volta l'indole romantico-marinaresca fonte della loro creatività, una terra affacciata sull'Oceano consciuta per la pesca del Salmone e per i piu antichi centri abitati del Canada.
“She's not coming back” è un pezzo travolgente che inizia con note vagamente jazz, cresce e si trasforma in una melodia quasi furiosa in cui le potenti doti vocali di Mc Kahey sembrano alzarsi e virare in un vortice di tempesta, “To sail away” invece è un classico; in una notte sospesa e solitaria cullata da basso e tastiere soffici come il vento in estate.
I Custeau non producono piu dischi da molti anni e di loro non si è saputo piu nulla, naufragati in qualche isola di arte sconosciuta o prigionieri di qualche...sirena, di sicuro sono ancora tra noi con il loro spirito di gentiluomini di mare e di avventurieri dei sentimenti.
La perla rara che nessuno ha colto e un giorno forse tutti cercheranno, l'anello mancante che ha permesso al sound romantico e patinato dei Roxy music di raffinarsi e, passando per Bowie e Bacharach, di portare alla chimera melodica dei Tindersticks di oggi; questa è stata la loro musica.
E' difficile ricordarsi di questa band ma vi assicuro, se dovessi far ascoltare uno dei quattro prodotti musicali migliori degli anni '90 alle generazioni future, beh uno di questi sarebbe senza dubbio “Cousteau”.
Concludendo faccio notare questo: C'è una cosa che contraddistingue la musica dei Cousteau ed è la sensazione delle onde; il loro suono e le loro melodie sembrano spesso ondeggiare su un mare inquieto... chissà cosa ne penserebbe il caro Jean Jacques.

Mister:G

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