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sabato 1 dicembre 2012

BLU

Oh vecchio Gio Batta , ricordo quando ti conobbi sul treno, per caso. Ci dividevamo la cuccetta perchè non c'era nessun'altro e tu eri mezzo ubriaco. Guardavo la tua faccia, quell'espressione imbronciata da portuale stanco della vita.
Stavamo dirigendoci verso Livorno e fuori dal finestrino appannato scorreva lo spleen di una Liguria tardo autunnale, quei paesi poco illuminati sulla costa così difficili da riconoscere nella luce opaca dei neon impolverati; tipica delle linee locali.
E' proprio questo colore di una tonalità scura e ovattata che crea all'interno dei vagoni un'atmosfera triste e dasolante ma bellissima, un mantello giallo scuro che avvolge i passeggeri con l'avanzare della sera.
Ma tu questi particolari nemmeno li notavi , immerso com'eri nella tua sbornia dilagante, ad un certo punto iniziasti a raccontarmi la storia del Raviolo, incominciando a parlare delle tue origini,
arrivasti a narrare che quel tipo particolare di pasta è stato inventato dalla famiglia omonima originaria di Chiavari.
Io ti ascoltavo e intravedevo dietro alle tue parole sagge una solitudine feroce , un vuoto affettivo mai riempito, un lento e soffocato sopravvivere alla ricerca di una compagnia, di un'amore.
Mi raccontasti dei tuoi viaggi da giovane marinaio, le emozioni e le sfide in mezzo al mare, le notti a pescare da solo e quelle passate ad ubriacarsi nei bar del porto.
Tra noi ci fu subito intesa reciproca , nonostante la grande differenza di età sentivamo di poter imparare l'uno dall'altro , ..cosa? Ancora non lo sapevamo ma vedevamo all'orizzonte una luce che avrebbe illuminato entrambi.
Passarono dei giorni da quel viaggio in treno e non pensai per un po a questo incontro finchè non mi passò per la testa di venirti a trovare nel paese dove mi hai detto di stare; sapevo che ti avrei incontrato vicino ai moli della spiaggia di Renà.
Quello fu l'inizio di un periodo veramente indimenticabile per me perchè passai intere giornate, pomeriggi e anche notti insieme a te sulla tua barca e tu mi insegnasti le tecniche di pesca del Nasello. Io piu ascoltavo e piu mi appassionavo e trovavo il giusto scopo per mettere in pratica le conoscenze acquisite.
Dopo un'anno sono tornato qui in treno per accompagnarti ancora in queste notti cullate dalle onde, perchè l'ho fatto non lo so , forse pechè vedo in te la persona che vorrei essere, pieno di filosofia materiale e terrena, vigoroso ma sensibile allo stesso tempo, coraggioso, semplice ma profondo.

E tu : “...RAGAZZO, NON PERDERE IL TUO TEMPO, QUESTO NON E' IL TUO MONDO, USA LA STESSA ENERGIA CHE HAI USATO PER APPASSIONARTI ALLA PESCA PER TROVARE LA TUA STRADA E IL TUO LAVORO.
QUELLO CHE CONTA E' LA PASSIONE, SE POI NON CI SARA' LAVORO E SARANNO TEMPI CUPI PUOI USARLA PER CAMBIARE LE COSE, TE STESSO E GLI ALTRI”.

                                                                Monsieur G

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